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21 marzo 2021 | “La mafia uccide, il silenzio pure”

Pubblicato il 21 marzo 2021 • Commemorazioni

È con la citazione di Peppino Impastato che si vuole intitolare la XXVI Giornata Nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, una commemorazione che vede protagonista una vasta rete di associazioni, scuole, realtà sociali in un grande percorso di cambiamento dei territori, nel segno di Libera Associazione AntiMafia. La giornata, da qualche anno, è riconosciuta ufficialmente dallo Stato attraverso la legge n. 20 dell’8 marzo 2017 e vuole essere un momento di riflessione, approfondimento e testimonianza.

Quest’anno, il compito di aiutare a fare memoria è affidato alla scuola secondaria che poco prima del lockdown dello scorso marzo ha terminato un interessante percorso, realizzato in collaborazione con l’associazione Libera, e che ha portato alla dedicazione del piazzale delle scuole e all’affissione di una targa commemorativa.

Di seguito il racconto del progetto, scritto da chi vi ha partecipato in prima persona.


LA SCUOLA SECONDARIA DI RONCO “LIBERA” LE MENTI

Siamo partiti dai “banchi vuoti”, nell’a.s. 2018-2019, per ricordare i ragazzi, i figli, gli studenti, che la crudeltà della mafia ha respinto nell’alveo dell’invisibile. I “banchi vuoti” hanno ricordato, grazie alla voce dei nostri allievi, chi non c’era più, ma non è stato mai dimenticato, dai propri genitori, dai propri compagni, dagli amici più cari… Siamo partiti da lì… per arrivare ad esporre una targa, non una targa qualsiasi, non una anonima, ma una targa “dedicata” a uno studente liceale, figlio della nostra terra, Paolo Giorgetti. La targa è stata collocata nello spazio antistante la scuola, in uno spazio pubblico e visibile, e inaugurata nel 2020.

Figlio di Luigi, uno dei più conosciuti costruttori di mobili della Brianza, la mattina del 9 novembre 1978, Paolo, mentre si recava a scuola, venne rapito lungo il percorso. Il rapimento vide, come testimoni, i passeggeri delle Ferrovie Nord, che diedero subito l’allarme. Il corpo del ragazzo fu rinvenuto, carbonizzato, nel bagagliaio di un’auto, a Cesate.
Per il suo omicidio venne condannato il boss della ‘ndrangheta di Gerocame (Vibo Valentia), Vincenzo Loielo.

Il sequestro di Paolo non fu “unico” purtroppo. Prima di lui venne rapito Fazio Longhi, anche lui liceale, anche lui colpevole solo di appartenere ad una famiglia proprietaria di un’azienda importante sul territorio. Sessantacinque giorni di prigionia. La famiglia pagò il riscatto e lui venne liberato.
Tornato a scuola, la prima cosa che disse ai propri compagni fu “non chiedetemi niente”.

Così faceva i soldi la mafia.
Con il riscatto dei sequestri di persona si alimentava.

La ‘ndrangheta non ebbe pietà, però, per Paolo Giorgetti. I suoi sequestratori non chiesero il riscatto, ma lo rapirono e lo uccisero. Di quei due giorni non si sa altro.

Perché ricordare questi fatti?

Perché la nostra scuola ha voluto fare proprio il monito del magistrato Paolo Borsellino, “Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene”, e noi ne abbiamo parlato, e ne parliamo ancora a scuola, il luogo in cui si dovrebbero formare i futuri cittadini, anche per dire che non siamo disposti a sacrificare i nostri figli, fratelli e studenti alla logica perversa della mafia.

Invece di tranquillizzare, noi docenti volevamo e vogliamo scuotere le coscienze, volevamo e vogliamo dire con Don Ciotti che c’è bisogno di “coscienze inquiete nel Paese, di cittadini che dicano basta. È da secoli che noi parliamo di mafia”.

I ragazzi della Scuola Secondaria hanno anche ricostruito la nascita di questa organizzazione, grazie a un documento redatto in Sicilia nel 1837 dal funzionario Pietro Calà Ulloa: “Ci sono in molti paesi delle fratellanze, specie di sette che diconsi partiti, senza riunioni, senza altro legame che quello della dipendenza da un capo, che qui è un possidente, là un arciprete. Una cassa comune sovviene ai bisogni, ora di fare esonerare un funzionario, ora di conquistarlo, ora di proteggerlo, ora d’incolpare un innocente… Molti alti magistrati coprono queste fratellanze di una protezione impenetrabile”.

Il fenomeno purtroppo non si è arginato, ma, anzi, si è diffuso in tutto il Meridione d’Italia: “’ndrangheta” (Calabria), “camorra” (Campania), “Sacra Corona Unita” (Puglia). La sostanza non cambia.

È proprio per combattere “le mafie” che è nata “Libera”, Associazione fondata e presieduta da Don Luigi Ciotti.

I nostri studenti hanno così incontrato Gianmarco e Lucilla Andreucci - impegnati nell’Associazione “Libera” - in due incontri, il 28 marzo e l’11 aprile 2019, e il sabato 11 maggio hanno incontrato la sorella di Paolo, Roberta Giorgetti.

È stato un incontro molto commovente, difficile trattenere le lacrime al racconto dei drammi vissuti dai singoli familiari, ed è stato ancora più difficile passare a un momento ricreativo, una staffetta.