Regione Lombardia

23 maggio ’92: la strage di Capaci

Pubblicato il 23 maggio 2020 • Commemorazioni

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave; e che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni"  - Giovanni Falcone 18/5/1939 – 23/5/1992

Queste parole di Giovanni Falcone fanno immediatamente ricordare il testo dell’art 54 della Costituzione “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, …” e pongono ogni livello istituzionale di fronte alle proprie responsabilità.

Per un Comune, primo interlocutore dei cittadini, questo si traduce nell’attenzione alle necessità e la promozione delle opportunità dell’intera comunità, operando con trasparenza nei limiti delle regole dettate dal nostro ordinamento.

Oggi 23 maggio, anniversario dell’attentato di Capaci del 23 maggio del 1992, con l’esposizione di un semplice lenzuolo bianco, l’Amministrazione Comunale vuole commemorare le vittime di quella strage che costò la vita a Giovanni Falcone, alla moglie Francesca Morvillo e a tre uomini della scorta, Antonio Montinaro, Rocco Di Cillo e Vito Schifani.

 

Dall'archivio Rai riproponiamo il servizio di allora:

"Il 23 maggio 1992 il magistrato Giovanni Falcone viene assassinato in quella che comunemente viene definita “strage di Capaci”. L’esplosione di 400 kg di tritolo, collocato in fustini ad opera di “Cosa nostra”, nei pressi dello svincolo di Capaci, a pochi chilometri da Palermo, provoca la morte del magistrato, di sua moglie Francesca Morvillo e di tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro. La detonazione provoca un’esplosione immane e una voragine enorme sulla strada, come documenta la ricostruzione della strage nel servizio del giornalista Salvatore Cusimano"