Regione Lombardia

Scuola e dintorni | Le mie giornate ai tempi del coronavirus (Capitolo III - La Noia)

Pubblicato il 12 maggio 2020 • La Torretta , Scuola

Questa volta sono i ragazzi di terza media a raccontare come hanno vissuto le prime settimane di "sospensione" della loro solita vita..

Oggi mi trovo parecchio in difficoltà a scrivere questo testo, non tanto per la difficoltà della traccia assegnata, ma per il fatto che, prima, mi ritrovavo a scrivere sempre temi che, in un modo o nell’altro, mi facevano sorridere, mentre adesso l’argomento mi tocca molto.

Stiamo vivendo un periodo che passerà alla storia e io ne sono assolutamente consapevole e so che si tratta di una cosa seria, per questo motivo sto prendendo le giuste precauzioni.

Per me questa situazione non ha tanto senso e spero che questa storia finisca in fretta. Ho capito che devo stare a casa per il mio bene e per il bene degli altri.

Nei telegiornali continuiamo a sentire quanti siano i contagiati e quante le persone morte e questa cosa, personalmente, mi mette ansia.

Hanno chiuso tutti i luoghi pubblici, come anche le scuole, e si è arrivati a fare delle lezioni online collegati direttamente con i professori.

In questi giorni cerco di sconfiggere la noia cercando nuovi hobby: ad esempio sto cucinando più del solito, guardo qualche ricetta su internet e preparo la merenda ai miei fratelli.

Mi alzo dal letto tardi, pranzo, mi guardo qualche episodio della mia serie tv, svolgo qualche esercizio per tenermi allenata (sempre in casa), faccio le videochiamate con i miei amici oppure gli scrivo su whatsapp. Ho notato che il virus ci sta togliendo le cose, le ragioni e le persone più importanti della nostra vita.

A casa da solo sembra che il tempo passi meno velocemente e mi annoio… Questa cosa la noto solo ora che sono distante dai miei amici.

Cerco sempre di organizzare il mio tempo, ma, nonostante ciò, vorrei uscire con i miei amici e, anche se sembra strano, voglio tornare a scuola perché non ce la faccio più a stare in casa;

Ho capito soprattutto che la “noia” degli studenti nell’andare a scuola sta diventando una “voglia” perché, alla fine, si stava insieme, come una seconda famiglia, e credo che quando finirà tutto daremo molta più importanza a ogni gesto.

Quando ho finito i compiti uso un po’ il telefono, ascolto le notizie ai vari TG, gioco con mia sorella.  Le mie relazioni con gli altri sono cambiate tanto. Prima ci vedevamo tutti i giorni e ora è da più di un mese che non ci possiamo vedere, ma grazie alla tecnologia riusciamo a sentirci per capire come stiamo, cosa facciamo e fare due chiacchiere in generale.  In questi casi la tecnologia è molto d’aiuto;

Passo anche molto tempo al telefono con mia nonna che è sempre in casa da sola e parlare con lei mi fa stare meglio.

Mi sto annoiando, mi manca molto poter uscire con i miei amici, andare al cinema, prendere un caffè al bar, mangiare un gelato, fare shopping o molto semplicemente fare delle passeggiate; questa quarantena però mi sta aiutando a capire che forse dovrei stare meno attaccata al cellulare e uscire di più e godermi tutte le giornate.

Una cosa che ho provato a fare per ammazzare la noia è stato scrivere una lista delle “cose da fare durante la quarantena”: ogni giorno pesco un bigliettino con su scritto un numero che corrisponde a una cosa da fare. Ecco, ieri mi sono vestita, sono uscita sul terrazzo, e ho iniziato a ballare. Credo che la musica l’abbia sentita tutta la via, era altissima! Però almeno mi sono divertita e sfogata un po’.

Rispetto all’epidemia del Covid-19 ho capito che è pericolosa, mortale e che ci si contagia facilmente.

Ci sono stati altri avvenimenti simili a questo virus come la peste, descritta da Manzoni ne “I promessi sposi”, o l’influenza Spagnola, accaduta durante la prima guerra mondiale;

ho capito che cosa hanno provato tutte quelle persone che hanno vissuto dei virus come questo: la paura di uscire perché potrebbe succedere qualcosa, il non fidarsi più di nessuno, la paura di morire;

capisco molto meglio la situazione che hanno passato, mi immagino i loro carri con tutti i morti e nella mia testa rivedo quei bruttissimi camion verde militare che a Bergamo raccoglievano tutte quelle povere e innocenti vittime.

Per darmi forza penso ad Anna Frank: lei è dovuta stare 25 mesi chiusa in casa, senza poter fare niente e con il rischio che i tedeschi la sentissero e la uccidessero.

Devo dire che dietro a tutte queste disgrazie ci sono anche dei lati positivi: ad esempio il tempo, nel senso che molte cose prima venivano fatte frettolosamente, mentre adesso si può fare tutto con molta calma e con la giusta attenzione su tutte le cose che vengono svolte, a partire dai compiti che prima venivano eseguiti velocemente e senza la giusta concentrazione, mentre adesso c’è tutta la calma del mondo per fare le cose.

Sono più rilassata, faccio tutto con calma, tanto non devo andare da nessuna parte, mi prendo più cura di me stessa e faccio le cose che non riesco mai a fare, come leggere un buon libro.

“Grazie” a questa epidemia, ho capito cosa significhi veramente volersi bene e cosa voglia dire doverlo fare “a distanza”, quanto in realtà siano importanti i piccoli gesti di ogni giorno, che all’inizio possono sembrare banali, ma che poi, in una situazione del genere, ti vengono a mancare come mai. Ho anche capito quanto una situazione che sembrava così lontana da me, sia invece diventata vicina in pochissimo tempo, e come quest’ultima possa aver cambiato radicalmente il mio modo di pensare.

Questa settimana è stato il mio compleanno; prima di questo “blocco generale”, avrei voluto passare il compleanno in un modo diverso dall’andare a scuola, ma ora penso a quanto avrei voluto essere lì, incontrare tutti i miei compagni e i professori, poter abbracciare e stringere forte tutti i miei amici, o semplicemente poter vedere i miei parenti. Posso comunque dire di aver passato un compleanno diverso, che credo non dimenticherò facilmente.

Io, nel mio piccolo, aiuto la comunità stando chiuso in casa e, sapendo dell’utilità della mia scelta, la cosa non mi pesa.

Diciamo anche che questa “pausa forzata” ha portato nella mia vita aspetti positivi e negativi che, una volta finito tutto, cambieranno il mio stile di vita!

Nonostante sia sicura che non finirà presto, ho sempre la speranza che prima o poi potremo tornare a vivere le nostre vite di sempre.

Se mi avessero raccontato tutto quello che sta accadendo in questo periodo sotto forma di trama di un nuovo film, non ci avrei creduto. Nel 2020, con lo sviluppo tecnologico e dove tutto è all’avanguardia, sembra effettivamente irreale di essere in isolamento per colpa di un virus che in tante e forse troppe situazioni risulta persino letale.

Per noi alunni tutto ha inizio il 24 di febbraio: un’edizione straordinaria del telegiornale annuncia che il Governo Italiano ha deciso di chiudere tutte le scuole della Regione Lombardia; non mi sarei mai aspettato di stare a casa tutto questo tempo e quando il Governo ha annunciato la prima chiusura ero entusiasta, quando l’ha prolungata lo ero ancora di più, ma non mi ero reso conto che sarebbe stato così difficile vivere in casa tutto il giorno.

La prima cosa che penso in questo periodo è il valore del tempo, proprio perché mi sono resa conto che la vita nella normalità è piena di impegni e il tempo libero è davvero poco. Tra gli impegni scolastici e sportivi non capita spesso di ritrovarsi ad annoiarsi ed ora al contrario devo invece inventarmi nuove attività per trascorrere questo tempo.

Ho sentito in questi giorni la tristezza della madre di Cecilia che non ha potuto seppellire la figlia, come sta succedendo oggi in tante famiglie in Italia. La dignità della madre di Cecilia la rivedo oggi in tutte quelle persone che non possono salutare i lori cari ormai defunti. Tanti anziani stanno morendo negli ospedali e chiedono di vedere i propri cari per l’ultima volta prima di morire, ma questo purtroppo non è possibile. In queste giornate in cui lo Stato ci ha messi tutti in quarantena, ho imparato una nuova parola: Pandemia.   Il Covid-19 è una malattia che è arrivata veloce dalla Cina e per non essere contagiati bisogna stare a distanza, lavarsi bene le mani e non uscire di casa se non è proprio necessario. Nei giornali si dice che il coronavirus è una pandemia: sono d’accordo perché la pandemia è una malattia che si diffonde in tutto il mondo e colpisce tutti.

In Italia si manifestarono atti di bullismo e razzismo nei confronti di turisti e abitanti di origine orientale; ma l’apice scoppiò quando un ragazzo di 36 anni partito dalla Cina per tornare a casa, a Codogno, fu trovato positivo. Questo episodio ha portato, a lungo andare, ad un crollo sanitario ed economico, gli ospedali non sanno tuttora dove portare i pazienti. Mia nonna ha testato sulla sua pelle questa esperienza. Dopo una caduta è stata portata in ospedale in piena emergenza posti; in una settimana è passata da un reparto all’altro in attesa di essere dimessa, non ha ricevuto attenzioni particolari poiché gli infermieri e i medici erano occupati con casi sempre più numerosi. Questa è la più grande dimostrazione di ignoranza: “In Francia il raduno di 3500 persone travestite da puffi: << Siamo qui per puffare il corona virus>>”. Io qui non mi esprimo che è meglio. Negli anni ‘40 lo Stato chiedeva di andare a combattere in trincea e sopportare rumori fastidiosissimi, come lo scoppio di bombe o il rumore delle sirene; a noi lo Stato chiede di stare chiusi in casa, e nonostante la facilità del “compito” assegnato, gli Italiani non riescono a farlo.

Adesso io non posso uscire più di casa perché c’è rischio di poter infettarmi; adesso non posso più vedere persone dal vivo che non siano mia madre, mio padre o mio fratello; adesso mi alzo più tardi perché non posso andare a scuola; adesso non posso fare gli allenamenti di calcio, in pratica non posso fare più quello che facevo fuori di casa, ma per fortuna non ha cambiato le relazioni con i miei amici, perché grazie alla tecnologia riesco a stare in contatto con loro, ma sfortunatamente il grosso limite della tecnologia è di non poter stare fisicamente con i miei amici. 

Dal fatidico 24 Febbraio noi studenti di tutta Italia siamo a casa a causa di questo virus mortale. Le mie giornate subirono un radicale cambiamento nell’organizzazione del tempo libero e un drastico “taglio al personale”, perché la mattina per buttarmi giù dal letto non bastano neanche le palle di cannone: prima di tutto la mancanza dell’attività scolastica mi ha mandato in crisi perché ero abituata al ritmo frenetico di una “normale” lezione a scuola ma per fortuna sono iniziate le lezioni a distanza se no sarei esplosa dalla noia. La lezione a distanza l’ho trovata una soluzione geniale, ma soprattutto ingegnosa anche se penso che questo sistema non sia alla portata di tutti visto che per funzionare necessità di un computer con telecamera e microfono, ma occorre soprattutto una buona connessione internet e non tutti la hanno a disposizione.  

Le mie relazioni con tutti i miei amici sono cambiate molto; prima che ci obbligassero a stare a casa, io andavo dagli amici in bici, mi allenavo, potevo anche rimanere a dormire da un mio amico. Ma adesso non posso più andare a fare niente né andare in bici fuori con amici e neanche da solo, tutti noi siamo limitati a fare pochissimo: non possiamo andare quasi più in giro, possiamo solo uscire per andare dal dottore o a fare la spesa.  

In questo periodo le mie giornate sono quasi sempre diverse, mi alzo a orari diversi del giorno, mangio, guardo delle serie tv, faccio qualche esercizio, studio, ceno e poi sto sveglio la notte a fare i compiti e a guardare Netflix.

Un’altra cosa importante che facevo tutti i giorni è il passare del tempo con le mie amiche che oramai era routine anche se adesso non le vedo da settimane, mi mancano persino i professori anche se la maggior parte delle volte mi sgridano mi mancano lo stesso.

Sento dentro di me quella noia che non ho mai perché con le lezioni ho molte ore che vengono occupate stando a scuola, e anche quando arrivo a casa ho sempre qualcosa da fare. 

Ma devo dire che ci sono anche dei lati positivi, ad esempio con tutte queste giornate ho imparato molte cose come approfondire l’utilizzo di alcune applicazioni sul computer che prima di allora non conoscevo benissimo oppure non le sapevo neanche usare, ma passo anche molto più tempo con la mia famiglia giocando, guardando dei bei film alla sera oppure anche solo parlando.

Questo momento mi ha fatto riflettere su due cose: sul mondo e sulla relazione che questo momento ha con il passato. Un virus è una delle più piccole cose presenti al mondo e io mi sono chiesto: “come fa un virus così piccolo ad uccidere così tante persone? E come mai ha una trasmissione così veloce tra le persone?”.

La mia vita è cambiata ma non solo la mia quella di tutti certo ci son benefici ma anche svantaggi i benefici sono che posso svegliarmi più tardi, gli svantaggi sono che non posso vedere i miei amici, i miei familiari, non posso uscire. 

Sono abbastanza preoccupato, non tantissimo perché io sono giovane e quindi sono meno a rischio, però la mia routine è cambiata radicalmente. Con mio padre ogni settimana andavamo a fare la spesa ma adesso c’è la fila e si può andare solo 1 persona per carrello, non si può più andare nei ristoranti per mangiare e passare la serata insieme e hanno addirittura chiuso il campionato.  

Io ero contento perché a me non piace andare a scuola d’altronde tutti lo pensavano, non capivo la gravità della cosa, perché se chiudono le scuole per un virus per cui non si è scoperto un vaccino, direi che la situazione è abbastanza grave. Mia mamma, che come lavoro fa la postina, deve andare in giro con la mascherina e i guanti in lattice, ma non solo per lei, anche per tutti i cittadini del mondo. 

Vorrei dire una cosa: “ai nostri nonni era stato chiesto di andare in guerra, e a noi di stare in casa sul divano”, mi dispiace per questa situazione, io vorrei tanto poter contribuire alla eliminazione del virus, ma purtroppo non posso fare niente se non aspettare.

Ho imparato in questi giorni che “bisogna prima osservare, poi pensare e infine parlare”

Questo periodo di crisi non ci deve indebolire ma tutt’altro ci deve fortificare scientificamente e mentalmente. Perché… la mia famiglia è la cosa più importante della mia vita. Spero davvero tanto che tutto questo finisca in fretta.

A cura degli studenti delle classi terze della scuola secondaria di primo grado la supervisione della Prof.ssa Patrizia Spada e del Prof. Alessandro Borgonovo