Giorno della Memoria | 27 gennaio 2022

Pubblicato il 26 gennaio 2022 • Celebrazioni

Argomenti come deportazione, campi di sterminio e regime nazista vengono purtroppo sempre più spesso strumentalizzati per inseguire polemiche e un modo sterile di fare politica. Capita non di rado di leggere sui giornali di tristi dichiarazioni che rischiano di travisare la verità della storia. Per scongiurare il pericolo che i crimini commessi dal regime nazista vengano sminuiti occorre ribadire con forza che Olocausto è sinonimo di orrore e di morte. Non deve essere lasciato spazio al negazionismo che in ogni tempo ha tentato di sollevare i nazisti dalle loro responsabilità.

La Repubblica Italiana ha istituito il 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, come “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Parlare di Shoah significa parlare anche di speranza, di solidarietà e di supporto reciproco. Parlare di Shoah vuol dire ripercorrere la storia di chi ha portato fino a noi ciò che è stato.

Il racconto del Giorno della Memoria deve partire dai banchi di scuola e continuare a casa, in un dibattito che insegnanti, genitori, bambini e ragazzi possono e devono alimentare. Perché è vero che parole come morte, orrore, paura, odio razziale sono i cardini di questo terribile capitolo di storia, ma da un giorno importante come il 27 gennaio si possono trarre importanti valori.

Il Giorno della Memoria deve fare riflettere su temi come uguaglianza, fratellanza, non discriminazione. Il piano di Hitler e dell’intero apparato nazista si fondava sull’odio cieco, che non si poneva domande. Ai ragazzi è, invece, fondamentale insegnare a porsi domande - farne e farsene tante - perché è questa la base per sviluppare una coscienza critica, uno sguardo sul mondo che non sia assoggettato a quello che vogliono gli altri. Parlare di nazismo e di quello che ha provocato vuol dire anche questo: non focalizzarsi su un solo punto di vista, ma di trovarne altri. Da questa ricerca si può generare un fiume di valori importanti come la tolleranza e l’inclusione.

Un sentito ringraziamento va all’Istituto Scolastico e in particolare alle insegnanti della scuola secondaria che sabato 29 gennaio dedicheranno la mattinata all’approfondimento del delicato tema della memoria. In collaborazione con la sezione locale di ANPI, che si ringrazia per la disponibilità e la collaborazione, è stato possibile allestire presso l’Istituto Scolastico la mostra ‘Quattro campi e sei storie’. Ringraziamo l’ANPI anche per aver fornito prezioso materiale di approfondimento che aiuterà i ragazzi e le ragazze nell’approfondimento.

Durante la mattinata prenderà il via un prezioso progetto che vede la collaborazione tra Amministrazione Comunale e Istituto scolastico. A partire da sabato mattina e fino alla fine dell’anno scolastico, i ragazzi della scuola secondaria saranno impegnati nella progettazione del Giardino della Memoria che verrà in seguito realizzato sul territorio ronchese. Un luogo simbolo per ricordare i mali del mondo, spesso causati dall’uomo, e questo è bene non dimenticare, soprattutto da parte delle generazioni giovani.

Chiunque volesse approfondire questa pagina di storia, in allegato sono disponibili i consigli di lettura redatti dalla Biblioteca per adulti e ragazzi. Altri testi sono disponibili direttamente presso la Biblioteca.

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Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi alzandovi;
ripetetele ai vostri figli.

 Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947

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