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Scuola e dintorni | Le mie giornate ai tempi del coronavirus (Capitolo I - Tutti a casa)

Pubblicato il 4 maggio 2020 • La Torretta , Scuola

Tutto è cambiato da quando è apparsa la pandemia legata al COVID19 e l'incertezza verso il futuro prossimo è un sentimento che accomuna indistintamente adulti e ragazzi, così abbiamo pensato di farci raccontare dai ragazzi delle nostre scuole come stanno vivendo queste giornate, come hanno occupato il vuoto delle relazioni abituali, come sono cambiati, se sono cambiati, i loro sogni di fronte a questa nuova realtà.

Con questo "post" inizia quindi la rubrica dedicata ai ragazzi di cui avevamo parlato nello scorso numero del notiziario (qui l'articolo completo). Da qui in avanti nel corso delle prossime settimane ospiteremo i pensieri e le riflessioni dei ragazzi, partendo da quella che è stata la loro prima reazione al blocco delle attività.

Prima di passare loro la "parola" sono doverosi i ringraziamenti, a cominciare dai professori di Italiano del nostro istituto con cui abbiamo avviato questa collaborazione. Il nostro grazie va comunque esteso a tutti gli insegnanti, per il lavoro che stanno facendo per mantenere un legame con i ragazzi che va oltre la loro materia di insegnamento. Quello che si trovano ad affrontare ha spazzato via ogni abitudine e molte convinzioni, ora tutto va ripensato e non c'è alternativa che raccogliere questa sfida, a noi non resta che incoraggiarvi e farvi i nostri più grandi auguri.

Capitolo I - "Tutti a casa" 

Ogni mattina quando mi alzo apro le finestre, guardo il cielo azzurro e vedo che la natura continua ad andare avanti nonostante noi ci siamo fermati. Vedere tutti i germogli sulle piante, i fiori nei prati, le api che iniziano a svolazzare su di loro in cerca del polline mi fa pensare che la primavera è arrivata, lei simbolo di vita e di rinascita. Penso che tutto finirà e anche noi come i fiori sbocceremo di nuovo, torneremo a vivere, ma con la consapevolezza che non siamo indistruttibili.

Se devo essere sincero, la cosa mi spaventa abbastanza ma non tantissimo perché so che possiamo farcela nonostante tutto.

Ultimamente avverto che sto cambiando, questa quarantena forzata mi sta facendo capire che mi devo impegnare di più. Mi mancano molto i miei amici, cerchiamo di sentirci sempre più spesso per essere più vicini.

Il mio modo di impiegare il tempo è mutato profondamente, prima facevo un sacco di cose tutte diverse mentre ora le mie giornate sembrano tutte uguali, il che mi fa apprezzare ancora di più le tante possibilità di svago e di gioco che avevamo, e che forse apprezziamo di più ora che mancano.

A volte chiamo i miei amici o gli mando un messaggio per sapere come stanno. Però mi manca non poterli vedere quotidianamente, chiacchierare con loro, fare qualche giro per il paese e trovarmi a giocare al campetto con la palla.

Mi sembra un po’ strano il non vedersi tutti i giorni con i miei compagni, il non salutare più come prima le persone a me care, sentirle solo per telefono, non mi sembra una cosa vera. Ma poi dentro di me, nel mio cuore, nasce anche la speranza che tutto questo un giorno finisca e che tutto il mondo torni a vivere, sorridere e torni ad esserci la libertà.

Questa esperienza mi insegna a  non pensare solo a noi stessi: infatti vedo la mia mamma cucire ogni giorno le mascherine e regalarle alla protezione civile.

Ogni tanto penso alla scuola, a quando e se ci sarà la possibilità  di rientrare.

Ora mi manca qualcuno con cui giocare della mia età e quindi sono costretto a guardare i miei genitori ma, indaffarati come sono (papà lavora da casa e mamma tiene in ordine la casa e cucina), cerco qualcuno che non c’è. Mi sento isolato. Ogni giorno mi sveglio da solo senza nessuno a cui dire: “Giochiamo?” come facevo a scuola negli intervalli.

La scuola mi manca esageratamente, quest’anno era il mio “anno migliore”. Era bellissimo, avevo iniziato con qualche paura, ma subito avevo capito che la scuola media è fantastica, avevo dei buoni rapporti con i professori e con gli amici e impegnandomi il giusto ero riuscito ad ottenere ottimi risultati Ora non sono preoccupato, perché in fondo con le videolezioni stiamo andando avanti col programma, ma mi manca proprio la lezione “vera”, il vedersi tutti i giorni, il chiacchierare di nascosto, l’intervallo.

Purtroppo, qualche volta sento passare vicino casa le ambulanze che suonano e corrono in fretta. Questa emergenza che stiamo vivendo è molto grave perché molte persone stanno perdendo la vita, questo brutto mostro, come lo chiama mio fratello, si sta diffondendo velocemente come una goccia d’olio.

Non ho la paura di perder la mia vita perché non ho immunità ma la paura è di perdere le persone più importanti… la mia famiglia, i miei amici, perché se perdo una di queste persone perdo tutto.

Inoltre sono arrabbiato a morte per la scelta dei pazienti per i tamponi, perché bisogna farlo a Ronaldo e non alle persone che stanno a 10 centimetri dai contagiati 12 ore al giorno?

Penso ancora alle zone dove ci sono stati più casi di Coronavirus, alle persone che sono in terapia intensiva o ai dottori e alle dottoresse che cercano di aiutare le persone il  più possibile gli ammalati lavorando giorno e notte senza tregua.

Ho imparato anche come è importante il lavoro di medici ed infermieri che adesso vengono considerati degli eroi.

Una frase che ha detto qualche giorno fa mia mamma: “TOGLIAMO LA CORONA AL CORONAVIRUS E METTIAMOLA AGLI ITALIANI! “.

Quando è incominciata la diffusione del Covid-19 in Cina in verità non ero per niente preoccupato, anzi, facevo tutto come se niente fosse, poi è arrivato anche in Italia e allora sì che ho incominciato ad allarmarmi.

Hanno iniziato a chiudere le scuole per una settimana e poi continuato ad allungare la permanenza a casa. L’istituto ha quindi pensato di fare le lezioni online e da quando abbiamo iniziato è come stare a scuola, anche se si è sei a casa. A me piace molto, soprattutto perché posso rivedere i miei professori, le mie professoresse e i miei compagni. Alcune volte per parlare con loro li chiamo e giochiamo insieme; questo mi fa sentire meglio, meno solo ed isolato.

I miei nonni, che non vedo da tanto tempo, mi mancano tantissimo. I nonni paterni, un po’ “più giovani” li videochiamo, mentre con la nonna più anziana rimango in contatto solo telefonicamente.

Negli ultimi giorni, inoltre, la mia preoccupazione è aumentata perché nel palazzo di fronte al mio una persona è morta a causa del virus. Sta crescendo in me l’ansia ora; lo sento molto vicino e non più solo una notizia raccontata al telegiornale.

Due settimane fa sono andato a fare volantinaggio per il comune, dovevamo consegnare nelle cassette postali delle persone anziane dei volantini per aiutarli nella spesa, avevamo mascherina e guanti; in questi giorni, invece, a casa stiamo facendo tutto il possibile per la nostra protezione: ci laviamo spesso le mani, ci aiutiamo a vicenda, non ci tocchiamo occhi, naso e bocca e mangiamo sano.

Il giorno in cui hanno deciso di chiudere le scuole avrei avuto la mia prima gara di ginnastica a livello agonistico e da quel momento ho capito che per un po' non avrei fatto le cose che mi piacevano di più. Dovendo rimanere in casa ho deciso di fare qualcosa di educativo al posto di rimanere attaccato al telefono per tutto il giorno; così ho iniziato a sistemare gli armadi, la cameretta e anche a prendermi cura di me stesso.

La quarantena che sto vivendo è molto attiva, infatti cerco di non impigrirmi e insieme alla mia famiglia manteniamo le nostre giornate sempre impegnate. Al mattino ci dedichiamo alle attività scolastiche, il pomeriggio un po’ di ginnastica, leggiamo dei libri, suoniamo i nostri strumenti, ci dedichiamo ancora ai compiti e infine un po’ di TV.

Facciamo la spesa una volta alla settimana, va solo mio papà e trovo strano vederlo uscire con guanti e mascherina, so però che è necessario.

Questa epidemia mi ha fatto capire quanto io sia fortunato a poter uscire di casa e andare in giro per il paese con i miei amici o andare ai loro compleanni. All’inizio stare a casa mi piaceva: ti alzavi all’ora che volevi, restavi in pigiama e non facevi quasi niente ma adesso inizia ad essere davvero noioso. Mi mancano tanto i miei amici ed anche i miei parenti che vivono lontani; spero di rivederli al più presto.

Questa cosa è stata difficile fin da subito da sopportare e lo è anche adesso. Il pensiero di così tante persone malate, ricoverate e di quelle decedute mi fa soffrire e sto male al pensiero che qualche persona, amica a me cara, possa infettarsi o addirittura morire. Tanti sono stati fortunati, altri meno.

Ogni giorno mi sveglio con la speranza che questa epidemia finisca e che tutto si risolva in breve tempo.

Mi spiace tanto; sicuramente quello che sta accadendo rimarrà nella storia, cerco però di rimanere positivo e di aspettare che non ci siano più contagi. Spero che quel giorno arrivi al più presto.

Se tutti facessimo degli sforzi riusciremmo a superare questa pandemia. Non vedo l’ora di ricominciare a vivere in modo più tranquillo e di poter riabbracciare tutte le persone alle quali voglio bene.

Ce la faremo!!!

*A cura degli studenti delle classi prime della scuola secondaria di primo grado con la supervisione delle Prof.sse Marianna Capasso e Simona Santoro