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Scuola e dintorni | Coronavirus, la versione delle insegnanti

Pubblicato il 7 novembre 2020 • La Torretta , Scuola

Al termine dello scorso anno scolastico siamo tornati a confrontarci con la prof.ssa Spada,  per ripercorrere quei mesi che hanno spiazzato e messo in crisi abitudini e metodologie di insegnamento consolidate da generazioni di insegnanti. Su questo sito abbiamo già raccontato come gli studenti abbiano vissuto e reagito a questa situazione eccezionale, con questa breve intervista leggeremo la versione di chi era dall’altra parte dello schermo dei nostri ragazzi.

Cominciamo da una sigla DAD:

La sigla corrisponde alla Didattica A Distanza ovvero la didattica attuata con gli strumenti informatici nel periodo dell’emergenza: tutti (o quasi) a casa, e tutti (o quasi) collegati.

Quando inizia il lockdown per le scuole?

L’ultimo fine settimana di febbraio, prima si annuncia la chiusura delle università, a seguire quella delle scuole.

Bronci? Critiche? Lamentele?

No, gli studenti – per loro stessa ammissione – trasformano la chiusura in una vacanza. I docenti si interrogano, qualcuno – quelli delle classi 5e della scuola primaria, 3e della secondaria di I grado, 5e di II grado - pensa subito alla conclusione dei cicli e agli esami. Le telefonate si accumulano e si incrociano, nella convinzione comune che si tratterà di una pausa temporanea.

Cambiamenti?

Sì, la chiusura si trasforma in “sospensione dalle lezioni”.

Qual è la differenza?

Una differenza importante, che neppure i mass media distinguono. “Sospensione” significa che si interrompe la scuola “in presenza” e si dà vita alla “didattica a distanza”. Iniziano i rimbrotti sindacali, qualcuno afferma che “non si è tenuti alla didattica a distanza” (certo, non è prevista dai contratti… ma neanche il Covid 19 lo è).

Come reagiscono i docenti della Scuola Secondaria di Ronco?

In fretta e bene. Ci si riunisce, on line, e si decide che le lezioni proseguiranno, con un orario inizialmente di 3 h. giornaliere, dal martedì al giovedì. I giorni e gli spazi liberi (lunedì e venerdì e i pomeriggi) saranno dedicati alle lezioni di recupero per piccoli gruppi, e/o alle interrogazioni. Quando ci si rende conto che il periodo di chiusura si allunga, anche la settimana si allunga, e si inserisce anche il venerdì. Si stabilisce altresì che tutti i docenti utilizzeranno la stessa piattaforma, che la Responsabile di Plesso informerà i Rappresentanti dei genitori settimanalmente, indicando le opportunità, le modifiche, le difficoltà. Settimanalmente anche i docenti tengono incontri on line.

Come reagiscono i ragazzi e le famiglie?

Positivamente. Nonostante qualche perplessità e preoccupazione iniziale, la reazione è buona, la collaborazione alta.

Come possiamo valutare la DaD?

Direi come un buon “integratore”. Nessuno di noi sostituirebbe una sana alimentazione con degli integratori, così nessun docente potrebbe pensare di sostituire la didattica in presenza con la DaD, ma non dobbiamo dimenticare che eravamo in un momento di grande allerta, e di emergenza. Era importante trovare delle soluzioni alternative, e io credo che l’unità del gruppo, la collaborazione fra le risorse umane, la presenza di strumenti tecnologici avanzati e sicuri (per quanto possibile) abbiano costituito un punto di forza.

Che cosa hanno imparato i nostri ragazzi?

Il valore della resilienza: in biologia esprime la capacità di una materia di autoripararsi, in psicologia la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi di grande difficoltà, e quindi di riorganizzare la propria vita, le proprie giornate, il tempo e gli spazi. C’è un proverbio orientale che recita “quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri. Altri mulini a vento”. Noi abbiamo voluto costruire “mulini a vento”. Abbiamo spronato i ragazzi ad impegnarsi, a diventare più autonomi, ad assumere atteggiamenti “più adulti”. E i ragazzi hanno ascoltato. Hanno imparato, per esempio ad utilizzare la mail, e hanno scritto ai docenti. Hanno conclamato i loro dubbi, i loro problemi, e anche i loro successi.

Che cosa abbiamo imparato noi docenti?

L’importanza di “essere” insegnanti, prima ancora di “fare” gli insegnanti. Eravamo e siamo ancora  tutti  dentro un grande compito di realtà, dentro una grande sofferenza che, direttamente o indirettamente, ha toccato le nostre famiglie. Ci siamo trovati a fare i conti con i collegamenti informatici dai rispettivi isolamenti, e abbiamo potuto apprezzare ciò che il mondo tecnologico ha saputo offrire. Abbiamo partecipato al dolore di tanti, e abbiamo, al tempo stesso, offerto la nostra capacità di “accogliere”. Abbiamo riaffermato che è sempre importante mettere il bene della comunità davanti al proprio, e che saper ripartire, con nuovi strumenti e nuove condizioni, è una dote essenziale.

Che cosa si è perso e che cosa si è guadagnato?

Si è persa la relazione di gruppo, perché l’insegnamento e l’apprendimento partono e terminano con “la relazione”, si è perso (almeno in parte) il lavoro collettivo, il tono della voce, lo sguardo, il gesto (quelli che la psicologia definisce “il linguaggio prossemico), l’incontro con chi appartiene a un’altra classe, il gioco, le urla e le corse. Si è guadagnata la relazione individuale, soprattutto fra allievo e docente. Una relazione da non sottovalutare, perché molti studenti hanno apprezzato questa dimensione, e ne hanno colto gli aspetti più positivi. Anche alcuni genitori per la verità.

E gli esami?

Chi ha lavorato bene “a distanza” ha superato con dignità gli esami (o i non-esami, come dice qualcuno). Gli “esami” veri e propri sono stati sostituiti dalla discussione degli Elaborati, concordati fra studenti e docenti, e le discussioni sono avvenute tramite i collegamenti on line. Gli studenti di Ronco sono stati “licenziati” con buone valutazioni, e qualche eccellenza.

A loro auguriamo di far tesoro di questa esperienza, che può costituire un modello di consolidamento della tolleranza alla frustrazione del negativo. Come dicono i Giapponesi “cadi sette volte, rialzati otto”.