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Scuola e dintorni | Le mie giornate ai tempi del coronavirus (Capitolo IV - Compagni a intermittenza )

Pubblicato il 25 maggio 2020 • La Torretta , Scuola

Nei prossimi due capitoli de “Le mie giornate al tempo del coronavirus” i ragazzi delle classi prime e seconde della scuola media ”vivisezionano” la didattica a distanza, che ormai tutti abbiamo imparato a chiamare DAD. 

Come sempre il racconto della loro esperienza è diretto e senza filtri. Quella che pensavamo essere una generazione “distante” e divisa dagli schermi dei loro smartphone, si scopre invece orfana dei rapporti concreti con i compagni e con gli insegnanti.

A loro manca il calore nel guardarsi negli occhi, manca l'abbraccio o un semplice passarsi la penna che forse si è dimenticata a casa.

Sta a vedere che, tutto sommato, andare a scuola non era poi così male.

Capitolo IV - Compagni a intermittenza

In questo periodo di quarantena ho imparato a convivere con tante novità, prima fra tutte le video lezioni.

Ho sperimentato una nuova modalità per relazionarmi con compagni e docenti, attraverso la didattica a distanza. Ho vissuto questo momento con la felicità di vederli ma con la tristezza di non poter stare con loro di persona, incontrando anche alcune difficoltà come i problemi di connessione, la comunicazione tramite e-mail con i professori e la gestione dei compiti. Devo ancora abituarmi del tutto infatti, cercando di assicurarmi di non dimenticare di svolgere i compiti di qualche materia.

Il giorno in cui si è svolta la prima videolezione ero molto emozionato perché avrei potuto rivedere tutti i miei compagni e i professori. La sera prima non riuscivo ad addormentarmi; continuavo a pensare a quello che sarebbe accaduto il giorno dopo. La mattina, invece, ero tesissimo ma al tempo stesso felicissimo.

Avevo messo una delle mie magliette preferite e mi ero pettinato per bene i capelli. Al termine, però, ne ero un po’ deluso: qualcuno non aveva attivato la telecamera e vedere tutti attraverso uno schermo non era stato poi così bello come me lo aspettavo; mi resi conto che in fondo ero comunque in camera mia, tutto solo.

Nonostante l’impressione non molto positiva del primo giorno penso che questa modalità non sia da accantonare ma da sfruttare anche quando tutto tornerà alla normalità; potrebbe servire durante un’assenza, per approfondire un argomento, per aiutare chi ha delle difficoltà in una materia.

Spero che questa opportunità non venga abbandonata ma diventi un’importante risorsa.

I lati positivi della didattica a distanza per me sono tanti: si può andare avanti col programma anche essendo fisicamente lontani; si ha tempo per approfondire un argomento. Tutti i miei professori si sono impegnati per aiutarci e darci costanti spunti ed ho imparato anche ad usare meglio ed in modo più costruttivo il computer.

In alcune occasioni le videolezioni mi fanno sentire anche meno nervoso: stare nella mia camera durante le interrogazioni mi aiuta molto ed è diverso dallo stare davanti alla cattedra.

Purtroppo però ci sono dei lati negativi: stare a scuola è anche un’intesa di sguardi e parole sia con i compagni sia con i professori. Quando siamo in classe c’è il contatto fisico, anche solo prestarsi o passarsi un foglio o una penna, cosa che con la DAD purtroppo non è proprio possibile. Stare a scuola è la risata che nasce spontanea dopo l’esternazione di un compagno, che abbassa la tensione o alleggerisce un argomento un po’ noioso. E’ un abbraccio con un amico o una pacca sulla spalla per superare un momento di difficoltà. E’ il suono della campanella per fare l’intervallo con tutti, divertirsi, ridere.

Ora è tutto filtrato da uno schermo, è tutto impersonale e distaccato.

Questa situazione mi ha molto rafforzato dal punto di vista caratteriale; mi ha aiutato a capire davvero chi sono, cosa mi serve davvero nella vita, mi ha fatto capire cosa vuol dire essere felice anche solo di poter uscire dal cancello per andare a buttare la pattumiera e triste per non poter vedere le persone che amo di più.

Dopo questa esperienza ho finalmente capito che lavoro vorrei fare quando sarò più grande: il medico.

Spero di rivedere al più presto i miei compagni e i professori di persona, così da rendermi veramente conto che tutto è davvero finito.

Questo nuovo modo di studiare non mi piace molto perché quando andavamo a scuola potevo anche vedere i miei compagni e parlare con loro, cosa che ora posso fare solo tramite uno schermo.

Nei primi giorni di quarantena non avevamo le video lezioni, ma i professori ci davano solo i compiti, attraverso il registro elettronico. Non c’erano spiegazioni e soprattutto non c’erano dei contatti. La scuola sembrava molto lontana.

La didattica a distanza ci consente di andare avanti col programma ma nello stesso tempo non ci permette di fare tutte quelle attività che si organizzano a scuola e i vari progetti che non sono vere e proprie lezioni in aula. Ad esempio, educazione fisica in video-lezione è molto limitata e meno divertente, le uscite didattiche sono state completamente annullate, compresa la gita di un giorno a Mantova come pure il progetto di nuoto che avremmo dovuto fare quest’anno. In tutta sincerità non mi sarei di certo aspettato di dover affrontare il secondo quadrimestre in questo modo; se me lo avessero descritto in anticipo non ci avrei creduto.

Penso che come aspetto positivo ci sia il fatto di sentirsi più a proprio agio in casa, o almeno per me è così. Personalmente apprezzo di più questo metodo di studio perché preferisco l’idea di studiare attraverso uno schermo piuttosto che quella della vita di tutti i giorni, se non fosse che il mio gatto mi calpesta la tastiera e il libro in continuazione…

Certo non è come essere a scuola ma gli insegnanti, anche online come a scuola, sono tutti molto gentili e disponibili a spiegare e ad aiutarci.

La mattina mi sveglio e mi preparo per la videolezione, non vedo l’ora di collegarmi perché finalmente vedo i miei amici e i miei professori: loro sono molto bravi a spiegare le materie, sanno tenerci uniti.

Di sicuro la cosa che più rappresenta questa situazione, e che più mi ricorderò quando sarò grande, è la preparazione del computer la mattina per fare le video lezioni, invece che mettermi scarpe e giubbotto e preparare la cartella per andare a scuola.

Sicuramente in futuro dovremo trovare la giusta via di mezzo tra didattica a distanza e quella in presenza per poter affrontare meglio situazioni di questo tipo e il fatto di essere in qualche modo “pioniere” di questa cosa mi fa sentire anche un po’ orgoglioso.

Mi piacciono le videolezioni che stiamo facendo, però, “andare a scuola” è tutta un’altra cosa. Secondo me, la presenza a scuola è il miglior modo per imparare e relazionarsi con i compagni e i professori.

La relazione con i prof e con i miei compagni è molto più fredda, parlo molto meno con i miei amici e anche con gli insegnanti non sempre riesco ad esprimere ciò che penso o che studio. Il tablet è come un muro trasparente, c’è una lontananza strana, è come un confine che non si può oltrepassare. É come voler abbracciare un nonno ma hai  le mani legate… a volte queste sensazioni sono più leggere altre volte invece mi fanno proprio sentire sola, troppo sola. Si, perché non solo i parenti fanno parte della mia famiglia anche i prof e compagni ne fanno parte, se pur in modo diverso.

Sicuramente non avremmo mai pensato di vivere una situazione come questa e fare  le  videolezioni è molto importante perché abbiamo la possibilità di vedere i nostri compagni, non siamo lasciati soli, in un periodo difficile, ma abbiamo i professori che ci insegnano argomenti nuovi e ci aiutano se abbiamo delle difficoltà.

Quando eravamo a scuola potevamo parlarci di persona, potevamo abbracciarci, sussurrarci all’orecchio, in classe era sufficiente alzare la mano per farci vedere, adesso invece dobbiamo comunicare attraverso uno schermo. Tante volte mi viene l’istinto di toccare con il dito il viso che compare sul video, per riavere un po’ quel legame stretto che tanto mi manca. Anche se mi sono adattata abbastanza bene a questa vita e alla DaD, vorrei tanto tornare a scuola, anche perché così vorrebbe dire che il Coronavirus, che ha causato tanti morti o contagiati, sarebbe finalmente tenuto sotto controllo. Vorrei uscire di casa senza guanti e mascherina, vorrei riabbracciare tutti i miei amici, compagni, professori e salutare tutto il personale scolastico come facevo ogni mattina. Vorrei ritornare all’oratorio, al campeggio estivo e al mare. Vorrei ritornare alla mia vita, che anche se a volte era noiosa e abitudinaria, mi manca tantissimo, portando con me tutto quello che in questi mesi ho imparato sia a livello didattico che personale. Vorrei tanto tornare la ragazza di prima, migliorata.

Io per ora non ho ancora trovato il lato positivo di questa vicenda ma credo di essere sulla buona strada per conoscerlo, anzi credo di averlo appena trovato. È un modo positivo per imparare a scrivere di più a computer e a scrivere testi, ma anche per qualche cosa di più: per imparare a essere  autonomi e a stare un po’ con i propri genitori per ripensare a quei momenti più belli della propria vita e di scoprire un po’ di se stessi.

Però mi manca la quotidianità, la sveglia presto, il ritrovo con gli amici per strada e finalmente la campanella e l’arrivo in classe. Io ho bisogno del sorriso, della battuta, delle risate, ho bisogno di guardare negli occhi i miei amici, di vedere gli sguardi dei professori, di sentire la forza sentimentale che solo a scuola ci può essere. Questa situazione molto brutta anche se ha aspetti positivi, spero davvero tanto che finisca, perché mi manca tutto e tutti dall’amico più simpatico a quello più antipatico, insomma ho una “malattia” che preferisco chiamare nostalgia scolastica.

Il rapporto con i compagni è completamente diverso, riusciamo a sentirci e vederci tutti contemporaneamente soltanto poco prima dell’inizio di una lezione, con alcuni ci sente tramite whatsapp, mi manca molto il rapporto fisico con loro, entrare in classe insieme, sorridere ma anche arrabbiarmi, scambiare due minuti di chiacchiere nel cambio dell’ora e durante l’intervallo.

Le difficoltà della didattica a distanza per me sono diverse. Si riesce a seguire diversamente rispetto a quando eravamo in classe perché la connessione molte volte salta, ma la mia difficoltà maggiore è non vedere la professoressa o il professore concretamente quindi faccio anche più fatica a chiedere o intervenire. Un’altra difficoltà è non avere rapporti quotidiani con gli altri compagni in classe oppure a scuola. Mi manca molto la scuola, mi mancano i miei compagni di classe ma anche voi professori.

A volte durante la lezione guardo fuori dalla finestra e penso a tutte le persone che si trovano in difficoltà, ma che dopo tutto quello che stanno passando non si arrendono e pensano solo ad essere felici anche se sono costretti a stare da soli fino a quando o non gli passa la malattia o sfortunatamente arriva il decesso. Dall’inizio della pandemia mi è venuta in mente una riflessione, cioè che il virus è la risposta della terra a tutto ciò che l’uomo gli ha fatto, e se ora dobbiamo stare soli è solo colpa nostra e magari in futuro potremmo cambiare qualcosa.

*A cura degli studenti delle classi prime della scuola secondaria di primo grado con la supervisione delle Prof.sse Marianna Capasso e Simona Santoro